PAOLO CIRIGNANO

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A 8 anni, dopo la morte del padre, si trasferì a Tivoli, dove crebbe presso il Villaggio Don Bosco, sotto la guida di Don Nello Del Raso. Iniziò a lavorare giovanissimo prima nelle vetrerie tiburtine, poi presso quelle importanti di Roma, dove, per la sua perizia, ricoprì ruoli di grande responsabilità.

Divenuto nel 1972 proprietario egli stesso di una vetreria (oggi portata avanti dal figlio Giuseppe), per quanto impegnato giornalmente con il lavoro, si riservò sempre un angolo della giornata da dedicare all’arte del vetro, con cui continuò a realizzare vari oggetti: incudini, martelli, pinze, portaritratti etc. Il suo amore per gli antichi monumenti di Tivoli si rivelò già all’età di 17 anni, allorché gli venne l’idea di creare un modellino del tempio rotondo dell’Acropoli, detto popolarmente della Sibilla, monumento successivamente da lui rifatto in più esemplari, e che viene esposto, insieme a quello rettangolare, anche in Mostra.

A questo primo lavoro, ne seguirono nel tempo altri molto più impegnativi. Ricordiamo la riproduzione in scala della celeberrima Fontana dell’Ovato di Villa d’Este, il Teatro Marittimo, il tempio rotondo di Venere Cnidia a Villa Adriana e da ultimo il santuario di Ercole Vincitore, in cui l’artista sfodera tutta la sua perizia nel trattare plasticamente il vetro.

Quest’opera, che oggi possiamo ammirare per gentile concessione dell’Autore, per la prima volta viene esposta al grande pubblico. Per la sua complessa realizzazione, Paolo Cirignano, al fine di rispettare i criteri scientifici, si è avvalso dei consigli del prof. Cairoli Fulvio Giuliani, grande esperto del monumento, e dell’arch. Francesco Marvardi.

Il Santuario d’Ercole, del peso complessivo di circa 15 quintali, è stato realizzato nell’arco di tempo di dieci anni (2005-2015); esso è formato di un numero di pezzi straordinario: le tegole e i coppi sono da soli 6.195.

Quest’opera, oltre ad essere testimonianza del grande amore che Paolo Cirignano nutre per i monumenti di Tivoli, vale anche come esempio dell’altissimo livello dell’artigianato italiano.

 

Fonti: Franco Sciarretta, Tivoli in età classica, Tiburis Artistica ed. Tivoli, 2003.
/ Cairoli Fulvio Giuliani, La Villa Gregoriana a Tivoli, Tiburis Artistica ed. Tivoli,
2005. / Cesare De Seta, Il Grand Tour e il Fascino dell’Italia, 2007. / Vincenzo
G. Pacifici, La protezione di Tivoli dalle alluvioni del XIX secolo nei libri oggi
d’antiquariato, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, vol.
LXXXIX (2016), pagg. 39-53. / Vincenzo G. Pacifici, Impressioni e considerazioni
in un’antologia dei viaggiatori a Tivoli e nell’area tiburtina (in corso di stampa).
/ Roberto Borgia, Pannelli in mostra.

Si Parlava di lui anche nel vecchio sito ormai dismesso:Paolo e Corrado 1951

E’ il primo ragazzo del Villaggio ed è, come si dice, uno dei ragazzi “Simbolo”

Ormai ha una certa età, provetto artista del vetro, con una piccola, ma prestigiosa industria artigianale; lo si incontra spesso al Villaggio, nonno felice, insieme ad un nipote di 10 anni.

Parla volentieri del tempo passato vicino a Don Nello, si commuove facilmente, quando, con espressioni appassionate, ricorda la sua infanzia. Vado a trovarlo nel suo luogo di lavoro; mi piace ascoltare il suo parlare semplice e colorito; mi piace conoscere novità legate al “primo” Villaggio

Nacque in una famiglia agiata del Senese. Nel 1949, dopo la perdita del padre, per una serie di avversità, conobbe momenti economici difficili, al punto che, la madre, attraverso l’interessamento di una assistente sociale, lo inviò a Roma, presso un parente frate, che abitava nel Vaticano, ma qui , per il bambino, erano solamente pianti, solitudine e depressione.

Il frate, pensò di affidarlo a don Nello, sacerdote, che aveva conosciuto casualmente.

Don Nello andò a Roma e lo trovò chiuso in un bagno, in preda ad un pianto dirotto.

“Che stai a fare qui – gli disse Don Nello – io ho proprio bisogno di uno come te, vieni con me a Tivoli, costruiremo insieme una grande casa, un Villaggio con tanti bambini”.

Fu un incontro ed un approccio felice e stimolante, che cambiò immediatamente la sua vita.

Arrivati a Tivoli – riferisce Paolo – Don Nello non sapeva come e dove sistemarmi, perché non aveva nessuna struttura: mi portò a casa di una famiglia amica , quella di Lina e Toto Cacurri, dicendo loro di tenermi per qualche giorno.

Giampiero, figlio di Toto, disse, una volta.:”un bel giorno, dalla mattina alla sera, mi sono ritrovato un fratello coetaneo”

In quel tempo – dice Paolo – conobbi un altro bambino, che si chiamava Bruno Terregna, che Don Nello portò a Rocca di Mezzo, affidandolo ad un’altra brava famiglia di nome Pescatore.

Questi affidamenti, invece di qualche giorno, durarono circa un anno, fino a quando, nell’Ottobre 1950, don Nello acquistò il primo lotto di terra dal prof. Manzetti, nella sede dell’attuale Villaggio

Eravamo in dieci e, tra questi, c’era anche un altro mio fratello , più piccolo di me.

Passavamo le giornate contenti e sereni a lavorare, ripulendo tutta la zona da serpi, scorpioni, erbacce ed altro, con il pagamento di qualche caramella, ma anche a giocare.

La mattina alla sveglia, con due fiaschi ciascuno, facevamo uno o due viaggi al “fontanile di Tittarello” a prendere l’acqua per le esigenze della giornata.

Dopo qualche tempo, Don Nello mi mandò a lavorare nella vetreria Schiavetti, che mi dava un maritozzo al giorno, poi in quella di Bufacchi, che mi dava 2.000 lire alla settimana..

Poi,….piano, piano,.eccomi qui, a 65 anni, al lavoro. Per me il Villaggio è stata la mia casa; ho sempre amato don Nello come un padre,; continuo a frequentare il Villaggio a fianco di don Benedetto e vicino ai tanti ragazzi, che, come me, stanno maturando per affrontare una vita dignitosa, piena e felice.

Domenico Giubilei